La cultura impone costrizioni non solo alla sua esistenza nella società, ma anche alla sua esistenza biologica, e non solo a settori della sua esistenza umana, ma alla sua struttura istintuale stessa.
Ma queste costrizioni sono la condizione preliminare del progresso. Lasciati liberi di perseguire i loro obiettivi naturali, gli istinti fondamentali dell'uomo sarebbero incompatibili con ogni duratura associazione e conservazione: distruggerebbero perfino ciò che abitualmente uniscono.
L'Eros incontrollato è altrettanto funesto del suo antagonista, l'istinto di morte. La loro forza distruttiva deriva dal fatto che essi tendono ad una soddisfazione che la cultura non può concedere: alla soddisfazione come tale e fine a se stessa, in qualsiasi istante.
Gli istinti devono quindi essere deviati dalla loro meta, ed essere inibiti nel loro scopo. La civiltà comincia quando si è rinunciato efficacemente all'obiettivo primario, alla soddisfazione integrale dei bisogni.
Le vicissitudini degli istinti sono le vicissitudini dell'apparato psichico nella civiltà. Gli impulsi animali diventano istinti umani sotto l'influenza della realtà esterna. Freud descrisse questo cambiamento come la trasformazione del principio del piacere in principio della realtà.
(H. Marcuse, 1955)
lunedì 22 novembre 2010
martedì 16 novembre 2010
Il principio della performance
Il principio della realtà nel nostro ordinamento sociale assume un aspetto particolare che viene definito da Marcuse "principio della performance". Questo concetto della prestazione, del rendimento, della produzione non è certo nuovo come oggetto di critica, in Marcuse però la performance assume un significato più generale e viene criticato in quanto principio normativo di tutti i rapporti umani nella società industriale avanzata. Ciò non impedisce, tuttavia, che esso sia anche un problema politico e obbedisca ai modi dello sviluppo capitalista. Da questo punto di vista si può dire che il principio della performance appare come una norma etica che corrisponde alla fase della mercificazione del lavoro: esso riassume in un solo concetto sia la maggior autonomia di decisioni dell'operaio e del tecnico moderno, sia, allo stesso tempo, i più stretti vincoli di questi ai principi generali che informano il procedere dell'azienda. Questo particolare tipo di principio della realtà pretende l'inserimento totale del lavoratore in un meccanismo che di fatto gli sottrae la possibilità di prendere decisioni importanti, cioè in un meccanismo che inserisce ogni sua azione in una situazione già scelta, e predetermina ogni sua scelta in funzione di un criterio del rendimento che ne orienta l'azione verso interessi che non gli appartengono.
giovedì 4 novembre 2010
La somministrazione controllata della libertà sociale
Certamente si ha il diritto di mettere in pratica la non-repressività anche all'interno della società costituita: dalle stravaganze dell'abbigliamento agli espedienti più folli della vita diurna e notturna. Ma nella società costituita questo genere di proteste si muta in uno strumento di stabilizzazione e perfino di conformismo, poiché non solo lascia intatte le radici della malattia sociale, ma anche testimonia di una illusoria libertà individuale all'interno della repressione generale.
E' certamente un bene che queste libertà del privato siano ancora praticabili e praticate, ma la generale mancanza di libertà sociale conferisce loro un significato regressivo. Un tempo questi sfoghi individuali della repressione erano privilegio esclusivo di una limitata classe alta, mentre in condizioni eccezionali venivano concessi anche agli altri strati meno privilegiati della popolazione. In contrasto a ciò, la civiltà industriale avanzata democratizza le autorizzazioni allo sfogo.
Questa forma di compenso serve a rafforzare il governo che la consente, e le istituzioni che somministrano il compenso.
E' certamente un bene che queste libertà del privato siano ancora praticabili e praticate, ma la generale mancanza di libertà sociale conferisce loro un significato regressivo. Un tempo questi sfoghi individuali della repressione erano privilegio esclusivo di una limitata classe alta, mentre in condizioni eccezionali venivano concessi anche agli altri strati meno privilegiati della popolazione. In contrasto a ciò, la civiltà industriale avanzata democratizza le autorizzazioni allo sfogo.
Questa forma di compenso serve a rafforzare il governo che la consente, e le istituzioni che somministrano il compenso.
lunedì 25 ottobre 2010
Sogni e illusioni
Sogno ed illusione non sono la stessa cosa, sono anzi profondamente diversi, almeno nella mia testa.
Il sogno è una meta, un obiettivo, il cui raggiungimento perseguo con tutta la mia possibile determinazione.
L'illusione è un piacere, un piccolo lusso quotidiano, un rifugio dalla noia.
Il sogno può esser causa di sofferenza, giacché è fonte di aspettative che non sempre riesco a realizzare.
L'illusione no, perché è fine a se stessa, perché la vivo con la piena consapevolezza che si tratta appunto solo di un'illusione.
Dei sogni sto cercando di sbarazzarmi.
Delle illusioni mi nutro per sopravvivere.
Il sogno è una meta, un obiettivo, il cui raggiungimento perseguo con tutta la mia possibile determinazione.
L'illusione è un piacere, un piccolo lusso quotidiano, un rifugio dalla noia.
Il sogno può esser causa di sofferenza, giacché è fonte di aspettative che non sempre riesco a realizzare.
L'illusione no, perché è fine a se stessa, perché la vivo con la piena consapevolezza che si tratta appunto solo di un'illusione.
Dei sogni sto cercando di sbarazzarmi.
Delle illusioni mi nutro per sopravvivere.
venerdì 22 ottobre 2010
Sexus e caritas
Amore è compassione. Qui Schopenhauer è d'accordo con Sant'Agostino, ma senza tutto l'armamentario teologico, bensì come una specie di mistica senza Dio.
Tale amore, per Schopenhauer , è senza alcun rapporto di continuità con il mondo e i suoi desideri, è semmai il contrario. Quel demone ostile che cerca di stravolgere, scompigliare e rovesciare tutto, affinché ogni Hans ottenga la sua Grete, ossia l'amore sensuale, è tutt'altro rispetto alla profonda compassione verso il prossimo. Nell'amore sensuale vogliamo solo possedere, oppure sentirci importanti, questo non merita il nome di amore. Ma il filosofo solleva un'interessante eccezione: il legame tra sexus e caritas, per esempio nell'Otello di Shakespeare, che durante l'interrogatorio dice: "Lei mi amò per i tanti pericoli passati, e io l'amai perché ne aveva tanta pietà. Questa è tutta la magia che usai con lei".
Perciò la compassione è la forma più elevata di conoscenza. Realizzabile però solo in assenza di volontà.
Il venir meno della volontà non è uno stato d'animo negativo o nichilista, come potrebbe esserlo nel suicida, bensì una sorta di serenità più alta, che tutti sperimentiamo quando desideriamo spontaneamente il bene di un altro senza aspettarci nulla in cambio.Questo stato di serenità trascendentale non si può ottenere con la volontà.
Tale amore, per Schopenhauer , è senza alcun rapporto di continuità con il mondo e i suoi desideri, è semmai il contrario. Quel demone ostile che cerca di stravolgere, scompigliare e rovesciare tutto, affinché ogni Hans ottenga la sua Grete, ossia l'amore sensuale, è tutt'altro rispetto alla profonda compassione verso il prossimo. Nell'amore sensuale vogliamo solo possedere, oppure sentirci importanti, questo non merita il nome di amore. Ma il filosofo solleva un'interessante eccezione: il legame tra sexus e caritas, per esempio nell'Otello di Shakespeare, che durante l'interrogatorio dice: "Lei mi amò per i tanti pericoli passati, e io l'amai perché ne aveva tanta pietà. Questa è tutta la magia che usai con lei".
Perciò la compassione è la forma più elevata di conoscenza. Realizzabile però solo in assenza di volontà.
Il venir meno della volontà non è uno stato d'animo negativo o nichilista, come potrebbe esserlo nel suicida, bensì una sorta di serenità più alta, che tutti sperimentiamo quando desideriamo spontaneamente il bene di un altro senza aspettarci nulla in cambio.Questo stato di serenità trascendentale non si può ottenere con la volontà.
sabato 16 ottobre 2010
L'Arte è dramma?
Di fatto la bellezza che godiamo nell'arte è una rappresentazione della realtà. E in modo del tutto speciale questo vale per la musica che, come dice Beethoven, è "rivelazione più elevata di ogni saggezza e filosofia".
Il concetto però è sterile nella musica come ovunque nell'arte: il compositore svela l'essenza più interiore del mondo ed esprime la saggezza più profonda. Anche nella spiegazione di quest'arte prodigiosa il concetto mostra la sua insufficienza e i suoi limiti.
Ma perché l'arte porta una, seppur momentanea, sensazione di felicità? Forse perché ci eleviamo per un attimo al disopra del tumulto del desiderio e del possesso...
La musica, ad esempio, non ci procura mai vera sofferenza, ma rimane piacevole anche nei suoi accordi più dolorosi, e attraverso il suo linguaggio apprendiamo volentieri la storia segreta della nostra volontà e di tutti i suoi moti e i suoi sforzi, con i suoi molteplici rinvii, ostacoli e tormenti, anche nelle melodie più malinconiche. Ma ecco, siamo di nuovo al guardaroba, in lotta per il cappotto, il tram, il taxi... il mondo come sistema di fini si è di nuovo appropriato di noi: ritornare a casa per tempo, domani al lavoro, dormire a sufficienza, mantenere le energie per la lotta per l'esistenza...
L'arte dunque non è la cosa più alta e vera, bensì soltanto un dramma nel dramma, perché non libera per sempre.
Il concetto però è sterile nella musica come ovunque nell'arte: il compositore svela l'essenza più interiore del mondo ed esprime la saggezza più profonda. Anche nella spiegazione di quest'arte prodigiosa il concetto mostra la sua insufficienza e i suoi limiti.
Ma perché l'arte porta una, seppur momentanea, sensazione di felicità? Forse perché ci eleviamo per un attimo al disopra del tumulto del desiderio e del possesso...
La musica, ad esempio, non ci procura mai vera sofferenza, ma rimane piacevole anche nei suoi accordi più dolorosi, e attraverso il suo linguaggio apprendiamo volentieri la storia segreta della nostra volontà e di tutti i suoi moti e i suoi sforzi, con i suoi molteplici rinvii, ostacoli e tormenti, anche nelle melodie più malinconiche. Ma ecco, siamo di nuovo al guardaroba, in lotta per il cappotto, il tram, il taxi... il mondo come sistema di fini si è di nuovo appropriato di noi: ritornare a casa per tempo, domani al lavoro, dormire a sufficienza, mantenere le energie per la lotta per l'esistenza...
L'arte dunque non è la cosa più alta e vera, bensì soltanto un dramma nel dramma, perché non libera per sempre.
lunedì 11 ottobre 2010
Il disturbo della passione
D'improvviso si vedono due anime strettamente aggrovigliate, con viscere sanguinanti.
Perché può trattarsi dell'estrema separazione oppure del primo impetuoso incontro, o ancora di una coppia spiata o dell'appoggiarsi e stringersi di un uomo morente dimenticato: nessuno sa perché, ma non fa piacere ricordare che i supremi misteri della gioia e del dolore, ritenute le emozioni più profonde del nostro essere, toccano tutti senza differenze.
Tutto ciò appare come un'interferenza, come un giungere troppo vicini... allora si arretra, si cerca spontaneamente di riconquistare l'equilibrio turbato e invece di provare compassione si è spinti da un istinto perverso di legittima difesa a sentire il disturbo o il ridicolo di quanto si è visto.
E ci si scontra sempre con quel che di impersonale che impedisce di capire come una creatura umana possa diventare il centro di tanta passione.
Perché può trattarsi dell'estrema separazione oppure del primo impetuoso incontro, o ancora di una coppia spiata o dell'appoggiarsi e stringersi di un uomo morente dimenticato: nessuno sa perché, ma non fa piacere ricordare che i supremi misteri della gioia e del dolore, ritenute le emozioni più profonde del nostro essere, toccano tutti senza differenze.
Tutto ciò appare come un'interferenza, come un giungere troppo vicini... allora si arretra, si cerca spontaneamente di riconquistare l'equilibrio turbato e invece di provare compassione si è spinti da un istinto perverso di legittima difesa a sentire il disturbo o il ridicolo di quanto si è visto.
E ci si scontra sempre con quel che di impersonale che impedisce di capire come una creatura umana possa diventare il centro di tanta passione.
venerdì 8 ottobre 2010
Leggere è una pratica sociale
E' noto che la lettura (il saper leggere) è stato per millenni un brutale operatore di discriminazione sociale. La scrittura-lettura (poiché non vi è l'una senza l'altra) è stata legata sin dall'inizio (con gli scribi egizi) alle sfere del potere e della religione.
In quanto padrona del tempo, della comunicazione, della memoria, del segreto, essa non poteva essere che uno strumento privilegiato di potere, anche se questo sapere era delegato ad una casta di tecnici che dipendeva dal potere.
Questo è il motivo per cui l'alfabetizzazione è sempre stata legata alle lotte politiche e sociali della storia.
Nel momento in cui è concepita come la messa in comunicazione di una conoscenza, la lettura diviene una "via". La lettura è allora prescritta come un esercizio di vita, ma la lettura-saggezza può essere controproducente: si sviluppano miti, sia che le si contrapponga la vita trionfante del corpo, dei sensi, del sesso, sia che la si svaluti come un'ultima dimostrazione di vanità umana.
In quanto padrona del tempo, della comunicazione, della memoria, del segreto, essa non poteva essere che uno strumento privilegiato di potere, anche se questo sapere era delegato ad una casta di tecnici che dipendeva dal potere.
Questo è il motivo per cui l'alfabetizzazione è sempre stata legata alle lotte politiche e sociali della storia.
Nel momento in cui è concepita come la messa in comunicazione di una conoscenza, la lettura diviene una "via". La lettura è allora prescritta come un esercizio di vita, ma la lettura-saggezza può essere controproducente: si sviluppano miti, sia che le si contrapponga la vita trionfante del corpo, dei sensi, del sesso, sia che la si svaluti come un'ultima dimostrazione di vanità umana.
martedì 5 ottobre 2010
Il dramma del dubitatore
Il dramma del dubitatore è più grande di quello del negatore, perché vivere senza scopo è di gran lunga più difficile che vivere per una cattiva causa.
Il principale ostacolo al mio equilibrio è uno stato diffuso di non adesione, una rottura con l'essere, una negazione incerta di se stessa, non idonea, oltretutto, a tramutarsi in affermazione. Essa si adatta bene alle mie infermità mentali, e si adatterebbe ancor meglio a quelle di chi, stanco di negare, si trovasse all'improvviso senza occupazione. Smettendo di credere al male, per nulla incline al bene, si vedrebbe privo di missione e di fiducia in sé, reietto senza le consolazioni del sarcasmo.
Poiché l'affermazione e la negazione non differiscono qualitativamente, il passaggio dall'una all'altra è naturale e facile. Ma, una volta sposato il dubbio, non è né facile né naturale ritornare alle certezze che esse rappresentano.
Il grande valore pratico delle certezze, però, non deve nasconderci la loro fragilità teorica: esse appassiscono, invecchiano, mentre i dubbi mantengono una freschezza inalterata...
Infeudarsi, assoggettarsi, ecco l'occupazione principale di tutti; e proprio questo io rifiuto, perché so che “decidersi” equivale a “servire”, e ogni “non scelta” è una sfida al castigo.
Il principale ostacolo al mio equilibrio è uno stato diffuso di non adesione, una rottura con l'essere, una negazione incerta di se stessa, non idonea, oltretutto, a tramutarsi in affermazione. Essa si adatta bene alle mie infermità mentali, e si adatterebbe ancor meglio a quelle di chi, stanco di negare, si trovasse all'improvviso senza occupazione. Smettendo di credere al male, per nulla incline al bene, si vedrebbe privo di missione e di fiducia in sé, reietto senza le consolazioni del sarcasmo.
Poiché l'affermazione e la negazione non differiscono qualitativamente, il passaggio dall'una all'altra è naturale e facile. Ma, una volta sposato il dubbio, non è né facile né naturale ritornare alle certezze che esse rappresentano.
Il grande valore pratico delle certezze, però, non deve nasconderci la loro fragilità teorica: esse appassiscono, invecchiano, mentre i dubbi mantengono una freschezza inalterata...
Infeudarsi, assoggettarsi, ecco l'occupazione principale di tutti; e proprio questo io rifiuto, perché so che “decidersi” equivale a “servire”, e ogni “non scelta” è una sfida al castigo.
venerdì 1 ottobre 2010
Similitudini
Il mare è semplicissimo eppure complesso come strutture cristalline o come gli odori molteplici di certi fiori. Sono ragione di sgomento, di silenzio e di esultanza. Come sottrarsi all'enigma di una miriade di dati diversi, visioni, profumi, rombi assimilati in qualcosa di unico e unitario?
Questo è lo spettacolo indicibile che intrattiene gli osservatori del mare: il brivido delle luminescenze sulla cresta delle onde, il loro trascolorare incessante, il profilarsi di correnti più fonde e oscure sulla superficie, l'ansito vasto, la moltitudine di odori che si congiungono in una unità che assorbe.
Una vita umana intriga per l'identico motivo, per la fusione di realtà separate. Anche un individuo è un mare di persone diverse: ereditate, imitate, subite, assimilate, confuse, spesso nemiche fra loro, per buona parte inconsce, tutte comunque riassunte nell'impressione unica e complessiva e inconfondibile, per cui un uomo ci colpisce come una schietta individualità e tuttavia sappiamo che è un caos. Come la distesa dei flutti. Costantemente mutevoli e frastagliati, l'uno e l'altro.
Questo è lo spettacolo indicibile che intrattiene gli osservatori del mare: il brivido delle luminescenze sulla cresta delle onde, il loro trascolorare incessante, il profilarsi di correnti più fonde e oscure sulla superficie, l'ansito vasto, la moltitudine di odori che si congiungono in una unità che assorbe.
Una vita umana intriga per l'identico motivo, per la fusione di realtà separate. Anche un individuo è un mare di persone diverse: ereditate, imitate, subite, assimilate, confuse, spesso nemiche fra loro, per buona parte inconsce, tutte comunque riassunte nell'impressione unica e complessiva e inconfondibile, per cui un uomo ci colpisce come una schietta individualità e tuttavia sappiamo che è un caos. Come la distesa dei flutti. Costantemente mutevoli e frastagliati, l'uno e l'altro.
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