mercoledì 16 aprile 2014

La nascita della letteratura italiana

Alcuni studiosi fanno risalire la nascita della letteratura italiana al 1190.
In quell'anno un trovatore (cantastorie) provenzale, tale Raimbaut de Vaquieras, scrive una poesia che è per metà in "provenzale" (lingua d'oc) e metà in un neo-latino dell'Italia Settentrionale.
La poesia in questione mette in scena un trovatore che si invaghisce di una popolana genovese e gioca su due livelli di linguaggio: il trovatore parla provenzale, la popolana parla in neo-latino. Il trovatore cerca di sedurre la genovese ma non ci riesce.
Per colpa di questa poesia bilingue di Raimbaut de Vaquelras, alcuni studiosi datano nel 1190, a Genova, la nascita della letteratura italiana.

Personalmente trovo interessante, per non dire sintomatico, che la letteratura italiana nasca con la storia di un tizio che riceve picche da una ragazza...



martedì 15 aprile 2014

Il senso del tempo

Ho fatto un sogno. No, non è un'invenzione letteraria, né un'ispirazione politico-sociale, ho fatto davvero un sogno, questa notte.
Dunque, ho sognato che stavo facendo due chiacchiere con Dio (lo so, sembro megalomane, ma vi assicuro che non lo sono) e gli facevo notare che sì, certamente, la vita è molto bella e interessante, ma che è troppo corta e non c'è mai abbastanza tempo per fare tutto quello che si vorrebbe fare, foss'anche per diventare un poco più saggi, e lui (anzi "Lui") mi risponde così:
"Tempo? ma io non c'entro niente con questo, il tempo l'avete inventato voi".

PS: a mia parziale giustificazione posso dire che in questi giorni mi sto rileggendo la Divina Commedia...

martedì 11 febbraio 2014

Vittima felice?

- Ho riflettuto molto sul tuo caso, in effetti hai diversi problemi imbrigliati l'uno nell'altro. Il nocciolo della questione è che tu hai paura degli altri. Io non so se tu ne hai davvero coscienza, ma non soltanto tu non osi importi, né nemmeno esprimi i tuoi desideri, ma hai estrema difficoltà ad andare contro la volontà degli altri e ad esprimere un rifiuto. In breve tu non vivi veramente la tua vita ma agisci in funzione degli altri e delle loro reazioni. I primi compiti che ti darò ti insegneranno a sorpassare la tua ansia nell'accettare di essere in disaccordo con gli altri, a osare contraddire per esprimere i tuoi desideri e ottenere quello che cerchi. In seguito bisogna che tu accetti il fatto di non dover forzatamente corrispondere alle aspettative altrui, ma che puoi esprimere la tua visione differente, anche se questa può disturbare. Insomma a non preoccuparti di quello che gli altri pensano di te. Una volta che avrai imparato ad esprimere le tue opinioni, tu potrai ascoltare quelle degli altri e decidere liberamente se adattartici o no. Tu potrai anche imparare a comunicare meglio, a entrare in contatto con gli sconosciuti e creare una relazione, ad essere accettato anche da persone che non la pensano come te. Ma bisogna prima di tutto che tu accetti quello che ti rende unico, altrimenti continuerai a farti scomparire nei confronti degli altri. Ti insegnerò anche a convincere, in modo che tu sappia ottenere quello che cerchi. Infine ti porterò ad osare, a tentare delle esperienze nuove, a mettere in opera le tua idee, a concretizzare i tuoi sogni. In breve ti libererò di questa camicia di forza che, senza nemmeno che tu te ne accorga, ti impedisce di vivere pienamente la tua vita.
- Quindi mi obbligherete a fare determinate cose in modo ch'io possa imparare tutto questo?
- Tu credi che sia continuando la tua piccola vita, così come l'hai condotta finora, che evoluzionerai? D'altra parte guarda dove ti ha condotto...
- Grazie d'avermelo ricordato
- Anche senza arrivare ad un atto così estremo, sai, la vita può essere lunga e noiosa quando non la si vive come la si vorrebbe. E' solo buttandoti nella vita che puoi realizzare che non c'è niente di così orribile, e che tu puoi permetterti di fare quello che non ti autorizzi a fare oggi. Ascoltandoti ieri, sono rimasto spesso sorpreso dal modo in cui presenti le cose che vivi quotidianamente. Io penso che tu adotti spesso un ruolo da vittima
- Un ruolo da vittima?
- E' un'espressione per indicare una sorta di posizionamento nel quale le persone si lasciano scivolare senza rendersene conto. Questo consiste a vivere quello che ci capita come se ci fosse imposto e che noi siamo costretti a subire contro il nostro volere
- A me non sembra di essere così
- Tu forse non ne hai coscienza, ma ti metti spesso nella posizione della vittima quando utilizzi espressioni come: "Non ho avuto fortuna", "Non è andata come io volevo", "Avrei preferito...". Quando tu descrivi il tuo quotidiano, se un evento non è andato come lo volevi tu, hai la tendenza a dire: "peccato ma pazienza", "non importa", ma tu non lo dici con la saggezza di colui che ha imparato ad accettare serenamente le situazioni. No, tu ti esprimi con un tono di rammarico, la tua è un'accettazione rassegnata, e tu aggiungi di solito che non hai scelta. Inoltre hai la tendenza a lagnarti e a compiacertene. Tutto questo indica che tu ti cali nel ruolo della vittima...
- Può darsi che io adotti questo ruolo senza rendermene conto, ma in ogni caso io non mi compiaccio di questo
- Sì invece, perché ne trovi beneficio. Il nostro cervello funziona così: in ogni istante ci conduce a scegliere quella che lui considera essa la scelta migliore. In ogni situazione che tu vivi, il tuo cervello sceglie tra tutto quelle che sai fare, ciò che gli sembra più appropriato, quello che porterà maggior beneficio. Funzioniamo tutti così. Il problema è che non disponiamo tutti dello stesso ventaglio di scelte... Alcune persone hanno sviluppato delle attitudini e dei comportamenti molto vari, per cui quando si ritrovano in una certa situazione, il loro cervello dispone di un'ampia scelta di reazioni possibili. Altri invece tendono a reagire sempre un po' nello stesso modo, perché hanno una scelta più limitata. Ti faccio un esempio concreto: immagina una discussione tra due sconosciuti per la strada, uno dei due fa un rimprovero ingiustificato all'altro. Se l'altro ha molte frecce al suo arco, potrà, per esempio, argomentare per dimostrare all'altro che ha torto, oppure trasformare la critica in una battuta mettendola quindi sul ridere, o ancora potrebbe fargli delle domande per spiegare la sua critica, o potrebbe ignorarlo totalmente e continuare per la sua strada. Insomma, una persona così, è in grado di reagire in diversi modi e pertanto al momento della critica, il suo cervello dispone di diverse possibilità di reazione e potrà scegliere quella più appropriata alla specifica situazione, quella quindi che gli porterà maggior beneficio. Adesso prova ad immaginare che si tratti invece di una persona che è abituata a reagire sempre nello stesso modo, il suo cervello in questo caso sceglierà, per esempio, tra l'insultare l'altro o andarsene offeso e con l'umore ferito. Ma, in tutti i casi, sarà sempre la scelta migliore.
- Quindi mi state dicendo che io sono un po' limitato, è così?
- Diciamo che, nel contesto specifico dove le cose non stiano andando come tu avresti voluto andassero, tu disponi di poca scelta, perché hai sempre solo reagito nello stesso modo, cioè quello di posizionarti nel ruolo della vittima.
- E supponendo che sia vero, quale sarebbe il beneficio che ne trarrei?
- Da quello che ho sentito da te stesso ieri, tu ami passare per quello che fa degli sforzi per gli altri, e tu speri in questo modo che sarai apprezzato per il tuo "sacrificio". E poi tu ami un po' lagnarti e cercare quindi di attirare la compassione degli altri. Detto tra noi, non funziona. Tutti gli studi mostrano che le persone si sentono attirate ed hanno simpatia per quelli che perseguono le proprie scelte e vivono come hanno deciso di vivere. Alla fine i tuoi piagnistei non commuovono che te...
- Questo però non cancella il fatto che, obiettivamente, io ho avuto meno fortuna di altri nella vita. A cominciare dal mio status sociale d'origine. Mi spiace dirlo, ma è facile essere felici quando si è nati in una famiglia agiata!
- Cazzate
- Qualunque sociologo vi dirà che i bambini cresciuti in ambienti di alto livello sociale hanno statisticamente molte più probabilità di fare degli studi superiori, rispetto ai bambini cresciuti in ambienti modesti, e quindi di avere accesso a mestieri più valorizzati
- Ma questo non ha niente a che fare con la felicità! Si può essere ingegneri infelici o operai felici. D'altra parte ti ricordo che tu sei quadro... Le differenze di affetto e di educazione che i bambini ricevono dai propri parenti, quello sì può influire sulla loro felicità futura. Ma non c'è nessun rapporto con il livello sociale. Non è perché si è ricchi che automaticamente si sappia donare amore ed educazione ai proprio figli!
- Ok, ma allora anche in questo caso non potete certo dire che io sia stato fortunato! Non ho nemmeno avuto un padre!
- Sì, ma adesso sei adulto, e puoi imparare a fare altre cose oltre a lamentarti della tua sorte.
- ....
- Alan...
- Cosa?
- Non esistono vittime felici.
- Va bene, allora come si fa per uscire da tutto questo? Perché se in più, si tratta anche di qualcosa di non cosciente, non vedo come potrei uscirne...
- L'unica soluzione è imparare a fare altre cose. Avere nuove attitudini. Nuove possibili reazioni. Se il tuo metterti nel ruolo della vittima è la tua scelta migliore è ovvio che il tuo cervello non ha molte possibilità. Bisogna dunque che te ne crei altre. La nostra natura ha orrore del vuoto, quindi se cerchi semplicemente di sopprimere questo ruolo da vittima, senza creare prima qualcosa da mettere al suo posto, il tuo cervello si opporrà. Non ce la farai mai. La cosa migliore quindi è scoprire che anche tu, come tutti, puoi fare anche altre cose. In seguito il tuo cervello potrà almeno scegliere tra più opzioni, e alla fine sceglierà quella che porta maggior beneficio.
- E quale sarà questa nuova opzione?
- Ti insegnerò a ottenere quello che desideri nella tua vita quotidiana. Ascolta, tu ieri mi hai lasciato senza parole quando mi hai raccontato che la tua mancanza di fortuna si manifesta anche nelle piccole cose di tutti i giorni. Mi hai detto che quando compri una baguette in panetteria regolarmente ti consegnano una baguette troppo cotta quando a te invece piace quasi bianca!
- E' vero
- Ma cosa significa? Vuoi dire che non sei nemmeno capace di dire: "No, questa è troppo cotta, vorrei quella a fianco più bianca"
- Ma certo che ne sono capace! E' solo che non voglio infastidire la panettiera, proprio mentre è pieno di gente. Tutto qui.
- Ma ci vogliono solo due secondi! Tu preferisci mangiarti una baguette troppo cotta, che a te non piace, piuttosto che chiedere due secondi del suo tempo? No, la verità è che tu non osi dirlo perché hai paura di contrariarla per avere quello che vuoi. Tu temi che lei ti trovi troppo esigente, fastidioso e che non ti ami più. E tu hai paura che gli altri clienti siano altrettanto infastiditi e si spazientiscano.
- E' possibile...
- Sul tuo letto di morte tu potrai dire: "Non ho combinato niente nella mia vita, non ho fatto nulla di quello che avrei voluto fare, ma tutti mi hanno trovato gentile" . Geniale.
Cominciavo a sentirmi francamente male. Volsi lo sguardo da quest'uomo e lasciai scorrere il mio sguardo sugli edifici, sui negozi, sulla gente che passeggiava.
- Ma ho una buona notizia per te.
- Ah sì?
- La buona notizia è che sei sempre in tempo a cambiare. Se tu lo vuoi.








domenica 5 gennaio 2014

Enigmi da far girare la testa

Nell'istante in cui le porte dell'ascensore si richiudono silenziosamente su di loro, Luigi flette il braccio destro, palmo della mano in avanti, dita ripiegate, e lo muove avanti e indietro a stantuffo, per indicare energica attività scopatoria.
Ma chi gliel'ha detto, ma cosa ne sa? Oreste Nava risponde agitando la mano aperta davanti agli occhi, a indicare scacciamento di fastidiosa mosca. Incapace di vedere più in là del proprio membro, il povero ragazzo non sospetta minimamente che in certi momenti della vita, in certe situazioni, fra certe persone, "quella cosa" diventa "un'altra cosa".
Che cosa esattamente? Difficile, difficilissimo, anzi impossibile dire.
La fronte di Oreste Nava si corruga, le sue labbra si dischiudono in un platonico sorriso, la sua memoria rovista tra antiche trepidazioni, rarefatti velluti musicali, lucenti ragnatele, acquei riflessi, profumi, costellazioni. In certi momenti, con certe donne (non più di una, due) "quella cosa" uno aveva l'impressione di farla con cieli e oceani, con l'intero universo, pianeti, comete, stelle cadenti. Sì, e che c'entrassero anche le formiche, le foglie, i sassi. Altro che scopare.
Era talmente un'altra cosa che in un certo qual modo diventava addirittura superflua, non c'era nemmeno bisogno di farla. E al tempo stesso, le donne (una, due al massimo) con cui non c'era bisogno di farla, erano anche le sole con cui, di farla, valeva veramente la pena...
Misteri insondabili, enigmi da far girare la testa.
Oreste Nava volta in su il palmo, riunisce a punta le dita, e la sua mano oscilla su e giù a indicare commiserazione, a esprimere il platonico e sprezzante interrogativo: ma che cazzo vuoi capirne tu?

(Fruttero & Lucentini)





sabato 17 agosto 2013

Contemplare la mente egoista

"Tutte le sofferenze indesiderate derivano dal vostro egoismo. Sopportare i dolori provocati da armi, veleno, divinità, naga, rinascere come spiriti famelici o animali e così via, è il risultato dell'aver danneggiato altri esseri nella speranza di trarne qualche utile per la propria felicità, oppure è un effetto dell'avarizia e del trattare gli altri con disprezzo.
Allo stesso modo, soffrire per le malattie provocate dai vari umori, vento, bile, flemma e così via; aver paura dei nemici; essere coinvolti in dispute e temere persecuzioni dalle autorità; tutto ciò è dovuto esclusivamente alla vostra mancanza di auto-controllo, agli eccessi nel cibo o all'ossessione per vestiti, potere e notorietà.
Quando alla sommità delle scala sociale re, ministri e interi paesi combattono fra loro, oppure quando negli strati sociali inferiori i sudditi, le famiglie o i monaci litigano tra di loro, il responsabile di tutto ciò è sempre l'egoismo.
Non prendetevi cura unicamente di voi stessi, pensate invece: "Non mi interessa, fate quel che volete" e nessuno di questi problemi sarà temuto. Il vostro egoismo ha creato tutte queste difficoltà, provocate ad esempio da ladri, banditi e persino dai topi che rosicchiano il vostro sacco di farina d'orzo.
Se morite per una indigestione, non venite veramente uccisi dal cibo: a causa dell'egoismo avete mangiato troppo e ciò ha provocato la vostra morte. Quando siete innocenti ma vi accusano di essere dei ladri, questo è il diretto risultato karmico del danno che avete provocato ad altri con il vostro egoismo.
L'egoismo è il macellaio che uccide tutte le vostre possibilità di ottenere un'elevata rinascita o la liberazione. E' come uno scassinatore che porta sulle spalle il bottino dei tre veleni e rapina il vostro raccolto di virtù. E' come il seminatore che getta il seme del karma malvagio nel campo dell'ignoranza, raccogliendo le messi del samsara. E' un fannullone incauto che in un momento di crisi abbandonerà persino il maestro, l'abate o i genitori. E' un infelice dalle mani bucate che non ha mai acquisito qualità positive.
Vi fa sperare o temere per cose di nessun valore. Vi rende invidiosi dei superiori, competitivi con i vostri pari e altezzosi verso gli inferiori; vi rende arroganti a cause delle lodi e colmi di rabbia per le critiche.
Nel mondo è la fonte di tutto ciò che non ha valore e di ogni qualità negativa, di tutto ciò che causa sofferenza.
Ciò che da tempo senza inizio ci fa soffrire nel samsara è il nostro egoismo. Egoismo e attaccamento all'io sono due fattori distinti, ma in questo addestramento mentale vengono considerati come se fossero la stessa cosa, in quanto vi sono alcune somiglianze. In sintesi, entrambi sono la causa fondamentale di tutti i problemi. L'attaccamento all'io opera considerando il sé (la vostra sensazione di "io") come se fosse qualcosa di intrinseco e indipendente. L'egoismo opera attaccandosi a questa idea di "io" sostenendola con grande forza.
Volendo riassumere, tutti i problemi derivano da questo radicato pensiero: "voglio la felicità per me", tuttavia se non superate l'egoismo non avrete alcuna felicità. In precedenza non avete mai cercato di conoscere quale sia la causa fondamentale della sofferenza. Da questo momento in poi dovreste comprendere bene questo punto, considerando l'egoismo il vostro più grande nemico ed ostacolo."

Ciampa Tenzin Trinley Ghyatso (1878-1941)





sabato 25 maggio 2013

L'anima esige intensità

L'intelletto umano è una delle grandi forze dell'universo, non può rimanere inutilizzato senza danno.
Si potrebbe quasi sostenere che la noia di tante condizioni umane ha per fine storico di affrancare l'intelletto delle generazioni future. Ma la terribile solitudine è semplicemente il plancton di cui si nutre il Leviathano...
L'anima esige intensità. Nello stesso tempo, la virtù annoia il genere umano.
Poiché il problema ultimo, che è anche il primo, il problema della morte, ci offre interessanti alternative: o di disintegrarci volontariamente a prova della nostra "liceità", o di riconoscere che noi dobbiamo una vita umana alle ore di veglia della nostra esistenza. Senza tener conto delle ore di vuoto (dopo tutto non possediamo una conoscenza concreta di questo vuoto).
Risultato curioso dell'aumento della coscienza storica è che la gente crede che la spiegazione stia nella necessità di sopravvivenza. Si sentono in obbligo di spiegare il proprio stato. E se la vita non spiegata non vale la pena di viverla, la vita spiegata è non meno insopportabile.
"Sintetizza o perisci!" è questa la nuova legge. Ma quando tu vedi quali strani nozioni, allucinazioni, proiezioni emanano dalla mente umana, ricominci a sperare nell'aiuto divino, per sopravvivere a queste idiozie...
Ad ogni modo l'intellettuale è sempre stato un "separatista", e a quale genere di sintesi potrà mai arrivare un separatista?


giovedì 16 maggio 2013

Mi sono tolto dalla competizione dell'amore

Ci sono mattine in cui la memoria dei miei fallimenti (anche di episodi lontanissimi, tipo successi alle scuole medie) arriva a svegliarmi e la sofferenza è insopportabile.
Su quelli sentimentali ci si potrebbero fare lunghe dissertazioni, li ho dissezionati peggio di un entomologo. Aver sofferto di depressione e non essere immune da dolorose ricadute però mi ha portato anche qualcosa di positivo, il distacco. Mi sono tolto dalla competizione, probabilmente è auto protezione ma questo mi aiuta paradossalmente ad avere un atteggiamento di maggior apertura verso gli altri, ad essere più amichevole. Non desidero piacere, sono talmente provato e privo di tutto che ormai mi sono educato a non aver più desideri di alcun genere. Ho vissuto notti così fredde che mi si sono congelati persino gli istinti. Essendomi tolto dalla mischia posso permettermi il lusso di superare la timidezza, di essere gentile, perché a un certo punto scompaio, non potendomi permettere niente di più. E non mentendo a me stesso lo so da prima che non posso concedermi il lusso di relazioni troppo ravvicinate...
Per questo mi dico: vivi, vivi senza guardarti indietro, senza lasciar spazio per pensieri di fallimento, costruisci in positivo per la sopravvivenza, per uscire dalla disperazione. Solo fallo senza sognare, con i piedi per terra, conscio di quello che vuoi prima di buttare tutto all’aria. Se hai la forza per cambiare, se hai il desiderio di cambiare, se hai un’idea che vuoi realizzare, non pensare a quello che ti fa male, a quello che ti ha fatto male in passato, dimentica, copri il passato e riparti da zero, costruisci una nuova persona insieme alla nuova vita. Solo mettici management, planning e realistico calcolo delle possibilità e butta alle ortiche i sogni che non servono a niente se non a sbatterci il muso in modo doloroso, checché se ne dica.






giovedì 14 marzo 2013

Le singolarità della vita

In ogni dove sulla Terra, il modello della creazione naturale sembra essere il mare. I monti vi somigliano, lustri, a picco, e quell'altera tinta azzurra. E persino quei praticelli striminziti.
Ciò che impedisce a queste case di mattoni rossi di cadere su questi flutti lagunari è la qualità stantia dei loro interni. Se ne sente l'odore che sbadiglia attraverso i telai a zanzariera. L'odore delle anime è un sostegno per i muri. Altrimenti crollerebbero.
Non farò più niente per recitare le singolarità della vita. Viene fatto già abbastanza bene anche senza la mia personale collaborazione.


sabato 16 febbraio 2013

Un antidoto all'illusione

Ci piace pensare che questa sia un'epoca condannata, che stiamo aspettando la fine. Ci sono già abbastanza ragioni per aver paura senza questi giochetti futili. Spaventare il prossimo è un pessimo genere di esercizio etico.
Ma per venire al punto focale, la difesa e la lode della sofferenza ci condurranno nella direzione sbagliata e chi tra noi è rimasto fedele alla propria natura non deve cascarci. Si deve avere la forza di impiegarlo, il dolore; di pentirsi, di esserne illuminati, se ne deve avere la possibilità, il tempo.
Per i religiosi, l'amore della sofferenza è una forma di gratitudine verso l'esperienza o un'opportunità di sperimentare il male per mutarlo in bene. Essi credono che il ciclo spirituale possa essere completato nel corso dell'esistenza di un uomo, che in qualche modo metterà a frutto la propria sofferenza, non foss'altro negli ultimi momenti della sua vita, allorché la misericordia di Dio la ricompenserà con una visione della verità, ed egli morirà trasfigurato.
Ma questo è un mero esercizio metafisico.
Più comunemente la sofferenza spezza la gente. La schiaccia e si limita ad essere non illuminante.
Gli esseri umani vengono distrutti dal dolore in modo raccapricciante, quando hanno anche in più il tormento di aver perduto prima la loro umanità, di modo che la morte è una sconfitta totale. E perché non dire che le persone di potente immaginazione, inclini a sognare sublimemente e a costruirsi magnifiche finzioni autosufficienti, a volte si volgono alla sofferenza per interrompere bruscamente la loro beatitudine, così come fanno quelli che si pizzicano per vedere se sono svegli.
Io so che la mia sofferenza, se posso parlarne, è stata a volte di questo tipo, una forma più estesa di vita, uno sforzo per raggiungere una vera attenzione e un antidoto all'illusione, e di conseguenza non posso ricevere alcun credito morale.
Sono disposto, senza ulteriore esercizio nel dolore, ad aprire il mio cuore. E ciò non ha bisogno di alcuna dottrina e teologia del dolore. Di mostruosità ne ho avute finché ho voluto. Ne ho abbastanza di questa roba - basta, basta!
Io sono semplicemente un essere umano. Più o meno. Sono persino disposto a lasciare il più o meno nelle mani di qualcuno. Sono certo che saprebbe trovare una metafora bellissima anche per me. Ma non m'azzarderò mai a dare un'interpretazione della sofferenza per nessuno o invocherò l'inferno per renderci più veri.
Penso addirittura che la percezione umana del dolore sia diventata troppo raffinata.


martedì 29 gennaio 2013

Una bella ambiguità

Goffo e inesatto macchinario della pace civile. Paleotecnico: un comune delitto primitivo è all'origine dell'ordine sociale.
Le nevrosi si possono valutare a seconda dell'incapacità di tollerare una situazione ambigua. Posso dichiarare, modestamente, che oggi sono molto più bravo a gestire le ambiguità. Credo di poter dire, comunque, che mi è stata risparmiata la principale ambiguità che affligge i pensatori, e cioè il fatto che le persone civili odiano e detestano la civiltà che rende loro possibile la vita.
Ciò che essi amano è una condizione umana immaginaria inventata da loro stessi e che credono essere l'unica vera umana realtà. Che bizzarria!
Ma la parte meglio trattata, la più favorita e la più intelligente di qualsiasi società è spesso la più ingrata. E tuttavia l'ingratitudine è la sua funzione sociale.
Ecco appunto una bella ambiguità da digerire.