sabato 25 aprile 2015

Le pasquinate e la nascita della grammatica italiana





A Roma, nel 1501, viene collocato all'angolo di un palazzo il resto di una statua, torso mutilo di un gruppo marmoreo ellenistico, III secolo AC. E' il famoso Pasquino o Mastro Pasquino. Al giorno d'oggi lo vediamo in Piazza Pasquino, contro l'angolo smussato di Palazzo Braschi (questo palazzo però è della fine del Settecento).
Si prende l'abitudine di affiggere al piedistallo di Pasquino qualche satira, qualche epigramma, maldicenze di cardinali contro altri cardinali, o contro il papa: cose d'alto livello, in latino; nei casi più vivaci, cose goliardiche. Si dice che il nome, "Pasquino", sia quello di un arguto sarto gobbo che aveva bottega da queste parti già nel Quattrocento.
Ci sono altre statue qua è là nel cuore di Roma: Marforio, Madama Lucrezia, l'Abate Luigi, il Facchino; anche a queste si affiggono satire, epigrammi; si rilanciano la palla; formano il "congresso degli arguti". Verso il 1510 si comincia a raccogliere in opuscoli annuali i Carmina ad Pasquillum, le poesie a Pasquino. Le pasquinate.
La plebe di Roma in questi giochi non c'entra, né comincia ad essere coinvolta quando satire ed epigrammi passano dal latino all'italiano.
Il più grande autore di pasquinate sarà Pietro Aretino.
Quando vedremo ricomparire il nome di Pasquino sotto la penna di Giuseppe Gioacchino Belli, sarà ancora e più che mai vero che la plebe non c'entra con le pasquinate.
Chi scrive le pasquinate (nel Cinquecento) sono intellettuali, umanisti, alti prelati e cortigiani.

A Venezia nel 1501, Aldo Manuzio produce i suoi primi tascabili: libri in piccolo formato e in carattere corsivo. Un Virgilio, un Orazio, un Petrarca: il Canzoniere di Francesco Petrarca.
Il Petrarca aldino è curato editorialmente, filologicamente, da Pietro Bembo.
Pietro Bembo è nato nel 1470 da una delle grandi famiglie patrizie veneziane, con palazzo sul Canal Grande (riva del Carbon). Ha fatto ottimi studi. Per imparare il greco è andato a Messina nel 1492 alla scuola del celebre maestro Costantino Lascaris. C'è restato due anni. E' tornato a Venezia con una cosa preziosa: una grammatica greca scritta da Costantino Lascaris, che viene stampata da Aldo Manuzio nel marzo 1495.
Potete facilmente immaginare quanto sia importante avere una nuova grammatica greca in quella volenterosa confusione che aveva caratterizzato i primi studi di greco in Italia.
Ebbene, dovete sforzarvi di immaginare che il Petrarca aldino curato da Pietro Bembo è ancora più importante.
Nasce con questa edizione del Canzoniere un testo di massima autorevolezza, che dà una patina uniforme all'italiano poetico scritto, cioè all'italiano senza altra specificazione.
Nasce con il Canzoniere aldino l'unità linguistica italiana. Unità intesa come uniformazione, omogenizzazione. Dieta di omogeneizzati. Nasce per merito (o per colpa) di Pietro Bembo.
Nasce e potrebbe morire in fasce, ma lo aiuteranno a sopravvivere e a fortificarsi le opere successive di Pietro Bembo: Gli Asolani e le Prose della volgar lingua.
Gli Asolani (1505) sono il manifesto del bembismo, o meglio, del petrarchismo bembesco. Fissato con il Canzoniere del 1501 il criterio linguistico e stilistico, Gli Asolani fissano i criteri di gusto, ideologici, antropologici della poesia.
il Bembo indica nel Petrarca un ideale di vita e di amori, oltre che di poesia e di lingua.
Le operazioni 1501-1505 di Manuzio-Bembo hanno un successo immediato, ampio, profondo. Il modo di poetare, la lingua, gli ideali di vita e di amori, resteranno più o meno validi in tutt'Italia per tre secoli almeno.
Con Pietro Bembo nasce una certa unità d'Italia. I seguaci del petrarchismo bembesco sono uguali in tutta la penisola. Può aver senso raggrupparli in area veneta e lombarda, area tosco-romana, area meridionale, ma quello che conta è proprio il fatto unitario per cui si scrive nello stesso modo dalla valle del Sinni a Casale Monferrato.









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