domenica 19 agosto 2018
La coscienza è irrazionale
giovedì 7 giugno 2018
La fastidiosa esperienza del declassamento
mercoledì 25 aprile 2018
La fallacia del sopravvissuto e l'industria della speranza
domenica 20 agosto 2017
Tutti sanno
sabato 20 maggio 2017
Il nobile pavone e la danza della morte
sabato 15 ottobre 2016
Adoro la musica jazz
Adoro la musica jazz.
A Madison Square Park, d'estate, organizzano spesso concerti di musica jazz in mezzo al parco.
Ma non ci sono mai andato.
Perché io ascolto solo Chet Baker.
In verità conosco una sola canzone di Chet Baker.
Che poi è l'unica canzone jazz che conosco.
(Il suono del mondo a memoria - G. Bevilacqua)
giovedì 19 maggio 2016
Petrarca, i cani e Yahoo
lunedì 16 novembre 2015
Intervista a Zineb El Rhazoui, giornalista Charlie Hebdo
mercoledì 12 agosto 2015
La Teoria delle Finestre Rotte
Nel
1969, presso l'Università di Stanford (USA), il professor Philip
Zimbardo condusse un esperimento di psicologia sociale.
Lasciò
due auto abbandonate in strada, due automobili identiche, la stessa
marca, modello e colore. Una l’ha lasciata nel Bronx, quindi una
zona povera e conflittuale di New York; l'altra a Palo Alto, una zona
ricca e tranquilla della California.
Due identiche auto
abbandonate, due quartieri con popolazioni molto diverse e un team di
specialisti in psicologia sociale a studiare il comportamento delle
persone in ciascun sito.
L'automobile
abbandonata nel Bronx ha cominciato ad essere smantellata, e in poche
ore ha perso le ruote, il motore, gli specchi, la radio... Tutti i
materiali che potevano essere utilizzati sono stati presi, e quelli
non utilizzabili sono stati distrutti.
Dall’altra parte a Palo
Alto, l'automobile abbandonata è rimasta intatta.
È
luogo comune attribuire le cause del crimine alla povertà.
Attribuzione nella quale si trovano d’accordo le ideologie più
conservatrici.
Tuttavia, l'esperimento in questione non finì lì:
i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto
in California. Il risultato fu che scoppiò lo stesso processo come
nel Bronx di New York: furto, violenza e vandalismo ridussero il
veicolo nello stesso stato di devastazione dell'auto nel Bronx.
Perché il vetro rotto in una macchina abbandonata in un quartiere presumibilmente sicuro è in grado di provocare un processo criminale?
Non è la povertà, ovviamente, ma qualcosa che ha a che fare con la psicologia, col comportamento umano e con le relazioni sociali.
Un
vetro rotto in un'auto abbandonata trasmette un senso di
deterioramento, di disinteresse, di noncuranza, sensazioni di rottura
dei codici di convivenza, di assenza di norme e di regole.
Ogni
nuovo attacco subito dall'auto ribadisce e moltiplica quell'idea,
fino all'escalation di atti, sempre peggiori, incontrollabili, col
risultato finale di una violenza irrazionale.
In esperimenti successivi James Wilson e George Kelling hanno sviluppato la cosiddetta teoria delle finestre rotte, con la stessa conclusione da un punto di vista sociologico, e cioè che la criminalità è più alta nelle aree dove l'incuria, il disordine e l'abuso sono più evidenti.
Se
si rompe un vetro in una finestra di un edificio e non viene
riparato, saranno presto rotti tutti gli altri. Se una comunità
presenta segni di deterioramento e questo è qualcosa che sembra non
interessare a nessuno, allora lì si genererà la criminalità.
Se
sono tollerati piccoli reati come parcheggio in luogo vietato,
superamento del limite di velocità o passare col semaforo rosso, se
questi piccoli “difetti” non sono correttamente puniti, si
svilupperanno “difetti maggiori” e un senso di impunità che
porterà via via a crimini più gravi.
Se parchi e altri spazi pubblici sono gradualmente danneggiati e nessuno interviene, questi luoghi saranno abbandonati dalla maggior parte delle persone, e questi stessi saranno progressivamente occupati da delinquenti.
E questo vale anche nel privato, se ad esempio il capofamiglia lascia degradare progressivamente la sua casa, come la mancanza di tinteggiature alle pareti, la proliferazione di cattive abitudini alimentari, l'utilizzo di parolacce, la mancanza di rispetto tra i membri della famiglia, ecc. poi, gradualmente, cadranno anche la qualità dei rapporti interpersonali tra i membri della famiglia ed inizieranno a crearsi cattivi rapporti con la società in generale.
Questa
teoria delle finestre rotte può essere utile a comprendere la
degradazione della società e la mancanza di attaccamento ai valori
universali, la mancanza di rispetto per l'altro e le autorità, la
degenerazione della società e la corruzione a tutti i livelli.
La
mancanza di istruzione e di formazione di una cultura sociale,
generano un Paese con finestre rotte, con tante finestre rotte che
nessuno sembra disposto a riparare.
Nel 1994, Rudolph Giuliani, sindaco di New York, basandosi sulla teoria delle finestre rotte, ha promosso una politica di tolleranza zero. La strategia era quella di creare comunità pulite ed ordinate, non permettendo violazioni alle leggi e agli standard della convivenza sociale e civile. Il risultato pratico è stato un enorme abbattimento di tutti i tassi di criminalità a New York City.
La
frase “tolleranza zero” suona come una sorta di soluzione
autoritaria e repressiva, ma il concetto in realtà è rivolto alla
prevenzione e promozione di condizioni sociali di sicurezza. Non è
questione di violenza ai trasgressori, né manifestazione di
arroganza da parte della polizia.
Infatti, anche in materia di
abuso di autorità, dovrebbe valere la tolleranza zero. Non è
tolleranza zero nei confronti della persona che commette il reato, ma
è tolleranza zero di fronte al reato stesso.
L’idea è di creare delle comunità pulite, ordinate, rispettose della legge e delle regole che sono alla base della convivenza umana in modo civile e socialmente accettabile. E tutto questo non è una chimera: bastano ordine, pulizia, e rispetto delle regole già esistenti.
È bene quindi tornare a leggere questa teoria e diffonderla.
Ascolta "La Teoria delle Finestre Rotte" su Spreaker.
sabato 25 aprile 2015
Le pasquinate e la nascita della grammatica italiana
A Roma, nel 1501, viene collocato all'angolo di un palazzo il resto di una statua, torso mutilo di un gruppo marmoreo ellenistico, III secolo AC. E' il famoso Pasquino o Mastro Pasquino. Al giorno d'oggi lo vediamo in Piazza Pasquino, contro l'angolo smussato di Palazzo Braschi (questo palazzo però è della fine del Settecento).
Si prende l'abitudine di affiggere al piedistallo di Pasquino qualche satira, qualche epigramma, maldicenze di cardinali contro altri cardinali, o contro il papa: cose d'alto livello, in latino; nei casi più vivaci, cose goliardiche. Si dice che il nome, "Pasquino", sia quello di un arguto sarto gobbo che aveva bottega da queste parti già nel Quattrocento.
Ci sono altre statue qua è là nel cuore di Roma: Marforio, Madama Lucrezia, l'Abate Luigi, il Facchino; anche a queste si affiggono satire, epigrammi; si rilanciano la palla; formano il "congresso degli arguti". Verso il 1510 si comincia a raccogliere in opuscoli annuali i Carmina ad Pasquillum, le poesie a Pasquino. Le pasquinate.
La plebe di Roma in questi giochi non c'entra, né comincia ad essere coinvolta quando satire ed epigrammi passano dal latino all'italiano.
Il più grande autore di pasquinate sarà Pietro Aretino.
Quando vedremo ricomparire il nome di Pasquino sotto la penna di Giuseppe Gioacchino Belli, sarà ancora e più che mai vero che la plebe non c'entra con le pasquinate.
Chi scrive le pasquinate (nel Cinquecento) sono intellettuali, umanisti, alti prelati e cortigiani.
A Venezia nel 1501, Aldo Manuzio produce i suoi primi tascabili: libri in piccolo formato e in carattere corsivo. Un Virgilio, un Orazio, un Petrarca: il Canzoniere di Francesco Petrarca.
Il Petrarca aldino è curato editorialmente, filologicamente, da Pietro Bembo.
Pietro Bembo è nato nel 1470 da una delle grandi famiglie patrizie veneziane, con palazzo sul Canal Grande (riva del Carbon). Ha fatto ottimi studi. Per imparare il greco è andato a Messina nel 1492 alla scuola del celebre maestro Costantino Lascaris. C'è restato due anni. E' tornato a Venezia con una cosa preziosa: una grammatica greca scritta da Costantino Lascaris, che viene stampata da Aldo Manuzio nel marzo 1495.
Potete facilmente immaginare quanto sia importante avere una nuova grammatica greca in quella volenterosa confusione che aveva caratterizzato i primi studi di greco in Italia.
Ebbene, dovete sforzarvi di immaginare che il Petrarca aldino curato da Pietro Bembo è ancora più importante.
Nasce con questa edizione del Canzoniere un testo di massima autorevolezza, che dà una patina uniforme all'italiano poetico scritto, cioè all'italiano senza altra specificazione.
Nasce con il Canzoniere aldino l'unità linguistica italiana. Unità intesa come uniformazione, omogenizzazione. Dieta di omogeneizzati. Nasce per merito (o per colpa) di Pietro Bembo.
Nasce e potrebbe morire in fasce, ma lo aiuteranno a sopravvivere e a fortificarsi le opere successive di Pietro Bembo: Gli Asolani e le Prose della volgar lingua.
Gli Asolani (1505) sono il manifesto del bembismo, o meglio, del petrarchismo bembesco. Fissato con il Canzoniere del 1501 il criterio linguistico e stilistico, Gli Asolani fissano i criteri di gusto, ideologici, antropologici della poesia.
il Bembo indica nel Petrarca un ideale di vita e di amori, oltre che di poesia e di lingua.
Le operazioni 1501-1505 di Manuzio-Bembo hanno un successo immediato, ampio, profondo. Il modo di poetare, la lingua, gli ideali di vita e di amori, resteranno più o meno validi in tutt'Italia per tre secoli almeno.
Con Pietro Bembo nasce una certa unità d'Italia. I seguaci del petrarchismo bembesco sono uguali in tutta la penisola. Può aver senso raggrupparli in area veneta e lombarda, area tosco-romana, area meridionale, ma quello che conta è proprio il fatto unitario per cui si scrive nello stesso modo dalla valle del Sinni a Casale Monferrato.
(fonte: G. Dossena)









